Story of site survey #1

Ho un metodo, ormai affinato dal tempo, per cercare luoghi dove andare a fotografare.
Questa volta le mie ricerche mi hanno portato sul Monte Galbiga (comune di Pigra, provincia di Como), a circa 1700m di altitudine, rilievo che nella sua parte superiore è quasi completamente brullo, con pochi alberi sul versante nord ed ovest e totalmente spoglio su quello sud ed est, perfetto per un appostamento fotografico in attesa dell’alba.

Nelle immediate vicinanze, a pochi minuti, si trova il Rifugio Venini, dove si arriva tranquillamente in macchina ed è infatti stato dove ho parcheggiato l’auto.
Credo che il rifugio sia un perfetto campo base per fare foto al tramonto, all’alba e notturne (al riguardo, a pochi metri dal rifugio c’è un piccolo osservatorio astronomico, quindi posizione ed inquinamento luminoso sono stati “testati” da esperti) e, parlando per un’oretta con il simpatico e disponibile gestore del rifugio, mi sono convinto a tornare almeno un altro paio di volte.
D’altronde con cena, pernottamento e colazione a 36€ non è nemmeno economicamente proibitivo…

Qualche appunto fotografico:

1. il monte Galbiga è il più alto in zona assieme al Monte Tremezzo che però è abbastanza distante, anche se raggiungibile con 45 minuti di camminata. Questo li rende perfetti per appostamenti fotografici, per panorami e per timelapse!

2. sul Galbiga non ci sono alberi e ci sono invece diversi massi affioranti con licheni tra il verde e l’arancione, ottimi da includere in primo piano con un grandangolo

3. l’osservatorio astronomico e le fortificazioni della guerra sono soggetti interessanti se si riescono ad ambientare, scattando una foto che comprenda anche la zona attorno

4. il sole sorge oltre al lago di Como creando forti contrasti, in caso di nuvole è molto facile individuare netti raggi di sole proiettati sul lago

5. sulla cima del Galbiga c’è una croce e una piattaforma rotonda circondata da ringhiera, l’ho trovata più un ostacolo che un soggetto da fotografare. A nord, ai piedi del monte, c’è il lago di Lugano e la cittadina di Porlezza, poco fotogenici dall’alto. Il gestore del Venini mi ha raccontato che nelle giornate limpide c’è un’ottima visuale delle Alpi fino al Monte Rosa

6. per chi ama la fotografia naturalistica, in zona ci sono mandrie da decine di capi di caprioli e cervi, mi dicono esserci anche l’aquila

7. i pochi alberi sul lato nord sono ben separati tra loro e consentono le classiche foto “dell’albero solitario” che spesso si vedono

Per concludere, ecco l’istante in cui il sole ha fatto capolino da dietro le montagne:

1

 

Tutte le altre foto del sopralluogo, come di consueto, le posterò via via sulla mia pagina Facebook.

Alla prossima!

Emi

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Photo background #6

La sera di ferragosto a Milano è caratterizzata, tra le altre cose, dallo spettacolo dei fuochi d’artificio.
Di solito è un evento molto frequentato dai cittadini e dai turisti presenti in città e anche per questo motivo trovare un buon punto di scatto per un fotografo è quasi un’impresa.

Perché

Le forze dell’ordine impongono molto efficacemente un perimetro di sicurezza che normalmente coincide con i vialetti del parco. Arrivare presto, verso le nove di sera, ti consente di essere in prima fila ma la mole di persone che ancora utilizza il vialetto ti costringe a sederti sull’erba dall’altro lato, in attesa del momento propizio per “percorrere” gli ultimi tre metri.
Cosa fare però nell’ora e mezza che ti separa dallo spettacolo?
Dopo aver osservato per qualche minuto la dinamica delle persone che attraversavano il mio campo visivo, ho capito che bene o male tutte si comportavano allo stesso modo: arrivavano, si fermavano, guardavano il Castello Sforzesco e riprendevano la loro strada.
Non sapevo esattamente cosa sarebbe risultato sul sensore, dipendeva tutto da quello che sarebbe successo davanti a me.

Come

La realizzazione di questo scatto è relativamente semplice e i suoi ingredienti sono: un treppiedi, un grandangolo (non obbligatorio ma consigliato per catturare una scena più ampia) e tanta pazienza.

Con la reflex impostata rigorosamente in modalità manuale (la notte sarebbe molto difficile per la macchina stabilire da sola una corretta esposizione, inoltre una volta trovato il mix giusto non serve toccare più nulla) la prima cosa da fare è individuare i parametri per ottenere uno scatto esposto correttamente: vogliamo gli ISO più bassi possibile (ISO bassi = meno rumore, lunghe esposizioni = rumore) e i tempi lunghi per catturare il movimento delle persone, ci rimarrà da decidere il diaframma e, se questo non sarà compatibile con il nostro scatto, dovremo trovare un compromesso.
Ottenutala giusta combinazione, siccome la macchina è in M manterrà tutti i parametri e sarà pronta per il nostro trucchetto.
Qui basta anticipare il comportamento delle persone, quando stanno per entrare nell’inquadratura si scatta confidando che in quei trenta secondi (nel mio caso) facciano qualcosa di interessante.

Variante un po’ più complessa: impostare la reflex in Bulb e coprire/scoprire l’obiettivo con un cartoncino quando succede qualcosa. Si otterrà maggiore controllo sul contenuto dello scatto che non sarà più totalmente il risultato del caso.

EXIF: 30 secondi, f/7.1, ISO 100, 15mm

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Photo background #5

Questa foto mi riporta alla mente le vacanze estive in Sardegna. Da poco sapevamo di aspettare Tommaso, passavamo spesso i nostri pomeriggi in spiaggia, fino a tardi, quando tutti erano già rientrati a casa o in albergo.
Solo allora i gabbiani si fidavano ad avvicinarsi alla spiaggia ed iniziavano la loro ricognizione in cerca di cibo.

Perché

Non sono mai stato un fotografo naturalista che va a caccia di prede con super teleobiettivi, tuttavia le molte serate passate sulla spiaggia in compagnia di mia moglie e di questi simpatici animali mi ha portato a considerare di fotografarli.
Il problema era che non volevo una foto banale, non volevo un brutto background, non volevo una posa statica del gabbiano, magari mentre galleggiava beato nell’acqua.
Ho deciso di attendere che il mio soggetto facesse qualcosa di più significativo e l’ho quindi seguito per circa dieci minuti scattando decine di foto. Ho capito di avere la mia foto solo quando il mio amico ha deciso di decollare.

Come

Scattare a 300 mm di focale la sera prevede alcuni accorgimenti: innanzitutto alzare leggermente gli ISO ti consente di mantenere abbastanza veloce l’otturatore, elemento essenziale se si vuole fotografare un animale.
Poi è necessario chiudere il diaframma abbastanza da avere tutto l’animale a fuoco (quando la lunghezza focale è alta e il punto di messa a fuoco è distante la profondità di campo tende ad essere molto corta).
Per la serie di foto da cui ho scelto questa, la modalità di messa a fuoco era continua in quanto i gabbiani continuavano a muoversi velocemente verso o via da me.
Alcune prove (a questo simpaticone avrò sparato almeno trenta volte) mi hanno portato a sovraesporre leggermente (+1/3 stop) per due motivi: il primo era per tentare di mantenere il bianco del suo piumaggio molto chiaro (per quanto ingiallito dal tramonto, cosa che non ho voluto correggere), il secondo era per rallentare leggermente lo scatto e lasciar percepire il movimento.
Speravo che la maggior parte del gabbiano rimanesse ferma abbastanza da risultare nitida mentre le estremità venissero sfocate dalla velocità delle ali e cosi è stato.

I dati exif :
ISO                200
Diaframma  f/8
Otturatore  1/640 s
Focale         300 mm

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Photo background #4

Decidere di fare un’uscita fotografica e ritrovarsi una mattinata piovosa non è una bella cosa. Il pensiero di rimanere nel letto e riprovarci un’altra volta mi è passato più volte nella testa ma sono sempre stato dell’opinione che ogni uscita fotografica persa non torna e che qualche occasione si presenta sempre.
Con questo stato d’animo sono arrivato a Como la mattina di questa foto.

Perché

Una città, piccola o grande che sia, quando piove è sempre un po’ più desolata del solito.
Il grigiore delle nuvole basse, nessuno in giro, il freddo e la pioggia mi hanno fatto pensare al vuoto, all’inutilizzo, alla tristezza e alla trascuratezza cosi, quando ho visto il molo di questo noleggio un po’ retrò ho sperato di poter dare un tocco alla “Il mio nome è Leggenda”, come se nessuno toccasse quelle piccole imbarcazioni da anni.
Il caso ha voluto che da li a poco passasse anche un traghetto, anch’esso non proprio giovane, per completare il quadro.

Come

Non ci sono particolari tecniche dietro a questa foto, dal punto di vista compositivo ho solo cercato di rendere simmetrica l’immagine posizionando esattamente al centro il pontile e rendere la foto il meno dinamico possibile.
In post-produzione ho cercato di riprendere lo stile delle cartoline di una volta esasperando la vividezza e la chiarezza, mantenendo comunque la temperatura più fredda del necessario.

I dati exif :
ISO                100
Diaframma  f/5,6
Otturatore  1/200 s
Focale         19mm

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Photo background #3

Il perché e il come questa settimana riguardano una foto scattata l’estate scorsa nelle Marche.
Come quasi ogni mattina, la sveglia mi aveva tirato giù dal letto verso le quattro e mi ero messo subito in macchina per raggiungere un posto, nell’entroterra, che volevo fotografare.
Il tempo non era buono, anzi potrei dire pessimo. Nuvole molto spesse ovunque nel cielo.
Ad un certo punto però, guardando nello specchietto retrovisore, ho visto quello squarcio nel cielo.

Perché

L’entroterra marchigiano è un insieme di colori, suoni, profumi che si estende quasi all’infinito.
Il mio intento, quella mattina, era quello di riuscire a dare profondità all’immagine per cercare di ritrovare il senso di infinito che aveva sentito e scritto Leopardi molto tempo fa.

Come

Una delle tecniche utilizzate per dare profondità allo scatto è sfruttare la foschia per “sbiadire” le montagne via via più distanti come se fossero le quinte di un teatro. Uscendo presto al mattino, in una zona vicino al mare, ero ragionevolmente sicuro di imbattermi in una buona dose di foschia giusta per questo scopo.

Mi sarei accontentato di una progressiva sfumatura verso l’orizzonte (vedi foto in fondo al post) ma, come ti ho accennato poco fa, guardando nel retrovisore della mia auto ho visto le nuvole che si aprivano ed i raggi che iniziavano a filtrare. Ho avuto pochissimo tempo per realizzare questo scatto: il tempo di fermare l’auto (in mezzo alla strada! dov’ero non c’erano piazzole), prendere la Canon (è sempre sul sedile del passeggero pronta all’uso) e scendere e lo squarcio si stava già chiudendo.

Proseguendo, ho raggiunto la mia destinazione dove ho scattato questa foto:

La differenza è notevole: il sole passando tra le nuvole aveva scaldato la foto saturando i colori, nel secondo caso la nebbia e le nuvole uniformi avevano desaturato e raffreddato l’immagine (in alto è praticamente in bianco e nero).

Il consiglio di oggi non può che essere questo: non farti cogliere impreparato dalla giusta luce, di solito non dura che pochi istanti e (spesso) non torna più.

I dati di scatto delle due foto:

Otturatore                 1/50s       1/200s
Diaframma                f/8             f/8
ISO                          100            100
Lunghezza focale    26mm       85mm

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Photo background #2

Lo scatto che ti racconto oggi è stato catturato l’estate scorsa a Paderno d’Adda ed è stato scelto per essere inserito nel libro “Praa de Magioster per Semper” assieme ad altre 31 immagini della Brianza scattate da 20 fotografi della zona.

Perchè

Il ponte stradale/ferroviario di Paderno è molto scenografico ed imponente. E’ situato in un punto dove il fiume Adda si infila in una gola abbastanza stretta e profonda, sulle cui sponde si trovano fitti boschi.
Riprenderlo tutto in un singolo scatto è già un’impresa (a meno che non si scelga di unire in post-produzione diversi scatti o di usare un’ottica fortemente grandangolare o fish-eye), farlo senza interferenze di alberi (o peggio, con distorsioni ottiche sul ponte date da ottiche spinte) è ancora più difficile.

Il mio intento era quello di rappresentarne l’imponenza, risaltarne il colore e cercare di mantenere il più possibile sia il dettaglio della sua trama metallica sia l’idea di dove fosse collocato.

Come

L’ovvia conseguenza per esaltare l’imponenza di questa opera è stata quella di trovare un punto di scatto quasi al di sotto del ponte. Ogni soggetto, ripreso dal basso, viene esaltato ed amplificato in altezza.

Per quanto riguarda il colore, il momento della giornata in cui scattare è stato forzatamente il tramonto. Il ponte presenta un colore arancione, quasi rosso, tipico delle vernici anti-corrosione per intenderci. Una luce diretta (ad esempio nel pieno pomeriggio) avrebbe sbiadito il colore rendendolo probabilmente simile ad un marrone slavato. Scattando al tramonto, il rossore dei raggi solari ha amplificato il colore del ponte, rendendo inutile ogni intervento di post-produzione al riguardo.

La nitidezza delle strutture del ponte, cosi come quella delle foglie degli alberi molto più vicine a me, ha reso obbligatorio un ragionamento sulla profondità di campo, che andava massimizzata. Il calcolo della lunghezza iperfocale mi ha consentito di mettere a fuoco a circa 3 metri da me, questo ha garantito che sia le foglie che le ringhiere del ponte fossero perfettamente nitide (a guardare bene, dovresti anche intuire il treno che sta passando sul ponte).

I rami degli alberi sono l’inclusione che, a mio avviso, dovrebbe aver consentito innanzitutto di riempire zone di cielo altrimenti vuote (non era presente nemmeno una nuvola quella sera) ed aver dato l’idea del punto da dove è stata scattata la foto. Il difficile è stato il continuo contorcersi per cercare di allineare il ponte in modo che entrasse ed uscisse dagli angoli dell’immagine e contemporaneamente piazzare i due alberi agli altri due estremi, il tutto mentre stava passando il treno che volevo fosse presente.

Questi i dati di scatto:
Otturatore   0,004 s
Diaframma  f/8
ISO                 800
Focale            15mm

Se hai curiosità su questo scatto o sul mio metodo di lavoro sarò felice di risponderti, tramite mail o direttamente nei commenti al post.
Alla prossima!

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Photo background #1

Qualche tempo fa ho postato sulla mia pagina Facebook una citazione di Man Ray: “Di sicuro ci sarà sempre chi guarda solo la tecnica e si  chiederà ‘come’ mentre altri di natura più curiosa si chiederanno ‘perché’ “.

Con questa foto inauguro un appuntamento settimanale, ti racconterò il perché e il come di alcune mie fotografie sperando che questa “finestra” sul mio modo di pensare fotografico possa esserti d’aiuto per le tue fotografie.

Perché

Quando sono arrivato al lago di Pusiano, una domenica pomeriggio, mi sono subito reso conto che quello che per me era un meraviglioso luogo da ammirare rappresentava la normalità per la maggior parte della gente presente.
Attendere che qualche “evento normale” accadesse in un luogo eccezionale è stata la ovvia conclusione.
Molti runner sono passati davanti al mio obiettivo, molte coppie hanno percorso la riva per una passeggiata ma non ho dovuto attendere molto per trovare esattamente l’evento routine per eccellenza, la passeggiata con il cane.

Come

La composizione di questo scatto è frutto di qualche prova effettuata precedentemente con altri passanti. Il mio intento era quello di rispettare la regola dei terzi, con il sole all’incrocio superiore sinistro.

Ho dovuto muovermi per un po’ nel prato innevato che si vede in primo piano per riuscire a sistemare il sole nel punto giusto mantenendo i due alberi come cornice dello scatto. Mi piaceva anche l’idea di un ramo che “infilzava” il sole.

L’esposizione è stata gestita manualmente in modo da mantenere tenue lo sfondo e abbastanza bianca la neve in primo piano. Questo ha portato ad una silhouette degli alberi e della persona (poi leggermente schiarita in post-produzione per renderne appena intuibili i tratti).

Per riuscire a cogliere l’esatto momento in cui la persona copriva i riflessi del sole sull’acqua ho dovuto impostare la macchina in scatto a ripetizione veloce, che sulla Canon 7D significa 9 scatti al secondo. Per mantenere questa velocità (e non modificare il diaframma) ho dovuto alzare gli ISO a 200. In seguito ho scelto lo scatto dove la posizione delle gambe risultasse più naturale (e, per coincidenza, uguale a quella delle zampe posteriori del cane).

In post-produzione ho ritagliato leggermente la foto per togliere cielo all’esterno degli alberi, ho aumentato il contrasto per rendere più marcate le silhouette ed ho schiarito il cane e la faccia e mani della persona.

Questi i dati di scatto:

Otturatore   0,005 s
Diaframma  f/7,1
ISO                 200
Focale            85mm

Se hai commenti o curiosità sarò felice di risponderti.
Alla prossima!

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